“Il fondamento socioantropologico del programma energicoambientale”

LO SVILUPPO CONSAPEVOLE

1. Il fondamento culturale

Sono ormai quasi venti anni che la Comunità internazionale ha riconosciuto la trasversalità del “valore” ambiente riguardo alle attività umane ed alle decisioni politiche in tutti i settori.
Dal 1986, con la Dichiarazione di Rodi dei Capi di Stato e di Governo dell’allora C.E.E. fino ai nostri giorni si continua a ribadire in tutti i consessi internazionali, che nessuno decisione e scelta politica in tutti i settori delle attività umane può essere presa senza una attenta valutazione dei suoi effetti ed impatti ambientali e naturali.
Ma, purtroppo, ai politici, che sottoscrivono tali decisioni, non è quasi mai consentito al loro ritorno in patria di tradurre tale illuminata intenzione in atti costituzionali, normativi ed in leggi.
Il motivo è preoccupante ed inquietante e deve condurre a profonde riflessioni sull’attuale ruolo del politico e della politica:
il centro decisionale delle politiche mondiali, e quindi degli assetti socio economici planetari, non risiede più nella funzione e nel potere della politica ma piuttosto nelle recondite e nascoste ma potentissime mani delle lobbies oligarchiche. Esse, gestendo il potere economico a tutti i livelli ed avendo la forza economica e di comunicazione, fanno eleggere e poi muovono a loro piacimento il politico e la politica, che vengono, così, espoliati della loro principale missione e della loro essenziale funzione di guida sociale e d’armonizzazione delle diverse attività umane. Tali attività, che dal politico sarebbero convogliate ed integrate nel bene comune, vengono invece indirizzate verso la logica del loro esclusivo profitto economico e materiale.
Sono il profitto e l’economicismo, le attuali forme più pericolose e più pervasive di oscuro integralismo e di sordo fondamentalismo, che muovono il mondo, modificano i valori, impongono le leggi e schiacciano l’umanità e la natura.
Questo processo di involuzione e di decadimento, continuo e sempre più accelerato, ha una motivazione tipicamente culturale, cioè la crisi dei modelli culturali. Esso consegue alla progressiva affermazione della concezione meccanicistica del mondo, che ha determinato l’avvento dell’era industriale, materialconsumista, la quale attraverso l’eccessiva disponibilità di energia, derivante dal petrolio e dalle relative tecnologie, ha introdotto l’attuale modello di sviluppo economico, che tende a convertire, distruggendole, le risorse naturali in denaro ed in beni di consumo e mentre lo spirito umano è ridotto a mera materialità marginale.
Il meccanicismo materialista, spostando le basi culturali classiche, attraverso una serie di artefici, giunge alla proposizione di un modello di sviluppo economico che ha portato all’attuale situazione di degrado ambientale e di minacce allo sviluppo futuro:
Bacone spostò l’obiettivo della conoscenza umana; non più il “perché” delle cose, proprio della cultura greca classica, ma il “come”. La scienza deve fornire all’uomo nuove scoperte per nuovi poteri attraverso la “conoscenza oggettiva”.
Cartesio fornì a questa impresa lo strumento ordinativo: la matematica. La natura diventa così una semplice questione di numeri e formule; non c’è più qualità, spiritualità ma solo quantità, materialità e strumenti di misura.
Newton perfezionò lo strumento cartesiano applicandolo con successo alla meccanica celeste ed alla fisica.
Locke, dalla constatazione che le attività umane, al contrario dei fenomeni fisici e celesti, fossero ancora disordinate, imprevedibili ed ingovernabili, lo applicò ai comportamenti umani, alle istituzioni, alle questioni sociali e politiche.
Adam Smith lo applicò all’economia, mentre Charles Darwin all’evoluzione biologica.
Locke teorizza nel Trattato sul Governo, che l’imperativo categorico è produrre ricchezza, negare la natura e ricercare il benessere; lo Stato ed il potere dovevano garantire il diritto alla pura prosperità materiale. Smith teorizza che l’interesse materiale individuale deve essere sotteso alle attività economiche, eliminando, così, qualsiasi scrupolo di moralità dalla economia.
La summa di tale modello culturale, l’Illuminismo, diffuse e scolpì tale modello culturale: il potere unificante ed universale del cristianesimo veniva secolarizzato e sostituito dal credo dell’universalità della pura ragione umana, che unifica l’umanità ed elimina tutte le differenze fisiche, psicologiche, sociali, tradizionali. L’utopia illuministica avrebbe dovuto condurre ad una umanità che segue unicamente le sirene della ragione universale, un’umanità estemporanea, separata dal sentimento, dalle radici locali, dalle tradizioni, dal credo religioso sospinta verso il progresso unificante della scienza, del mercato e dello Stato, che aprono la fantasia ed i sogni verso un futuro senza limiti.
Il prodotto finale fu un insaziabile consumismo, che pervase l’aristocrazia e la borghesia  europee ed occidentali.
Ma l’oligarchia nascente, plutocratica ed egemone, non contenta del basso profitto, derivante dai consumi della sola popolazione ricca, che rappresentava solo una piccola percentuale dell’intera popolazione, mirava con ingordigia alla moltiplicazione di tali profitti.
Arrivarono i tempi della Grande crisi, e Ford empiricamente e Keynes teoricamente, in ossequio ai loro padroni, inventarono ed applicarono in America ed in Europa l’economia della domanda, allargando, così, la base del consumo attraverso la concessione di un maggior salario ai lavoratori, orientando e definendo i loro bisogni e quindi i loro consumi, in maniera tale che gente con più denaro potesse spendere di più per allargare ancor più la richiesta di produzione dei beni.
Ma non era ancora sufficiente !
L’Occidente divenne un pabulum troppo stretto per le brame di guadagni della profittocrazia. I forti avanzamenti tecnologici, susseguenti all’accelerazione delle acquisizioni scientifiche prodotte dalla Seconda guerra mondiale, allo scopo di mettere a disposizione dei Conquistatori del mondo armi sempre più potenti e devastanti, avrebbero potuto allargare e già stavano allargando fino all’inflazione la base produttiva al di là dei bisogni materiali fondamentali.
Bisognava allargare, perciò, analogamente ed adeguatamente la base consumistica, suscitando nella gente nuovi e preordinati bisogni.
Il 20 gennaio 1949 è il bisogno che diventava lo strumento operativo dell’allargamento del consumo, bisogno, che ebbe cristallizzato e istituzionalizzato un nuovo significato. L’artefice fu Harry Truman, che quel giorno pronunciò il suo “Inaugural adress”, il Discorso inaugurale della sua Presidenza, che ha inaugurato la selvaggia Era dello sviluppo e l’Era del sottosviluppo.
In ossequio ai suoi padroni pronunciò la condanna del mondo e dei paesi più poveri:
“Dobbiamo intraprendere un programma nuovo ed audace per rendere disponibili i benefici delle nostre conquiste scientifiche e del nostro progresso industriale per l’avanzamento e la crescita delle aree sottosviluppate. Una maggiore produzione è la chiave per la prosperità. E la chiave per una maggiore produzione è un’applicazione più ampia e rigorosa della moderna conoscenza scientifica e tecnica.”
Un’oligarchia avrebbe pensato, deciso e giudicato per tutti; i Signori del mondo istituzionalizzarono il potere di definizione dei bisogni per un unico popolo globalizzato: cioè il genere umano, standardizzato, omologato, normalizzato, insomma disumanizzato.
Da quel giorno ogni popolo del mondo, dal più integrato al più isolato e sperduto, ogni singolo cittadino in ogni continente non poteva avere più bisogni propri, derivanti dalla sua cultura, dalla sua nazione, dalle sue tradizioni, dal suo sentimento.
Ford e da Keynes  avevano allargato la base consumistica a tutte le popolazioni occidentali, ora con Truman tale base coincideva con l’intera popolazione del pianeta, con l’intero genere umano. Truman, con l’invenzione, tutta occidentale, del sottosviluppo, sostituì al credo illuministico della ragione universale quello devastante dell’economia e del mercato, quale unità di misura dell’uomo, quale mediatore ed armonizzatore delle relazioni umane, quale motore inarrestabile di sviluppo, di pace, di recupero delle uguaglianze, quale strumento a disposizione della società di controllo del proprio destino.

Le conseguenze sociali di tali utopie sono sotto gli occhi di tutti, soprattutto sotto le telecamere dei Telegiornali.
C’è bisogno, pertanto di rifondare il modello di sviluppo, di uno sviluppo sostenibile e consapevole, sostenibile per l’ambiente ma soprattutto consapevole per l’uomo e per la Società umana.
Discutere di sviluppo vuol dire discutere di valori. Ed ancora più entrano in gioco i giudizi di valore se si estende il campo allo sviluppo sostenibile.
Nel concetto di sviluppo sostenibile, inteso come quel modello di sviluppo socio economico che consente all’attuale generazione di poter soddisfare i propri bisogni e le proprie esigenze senza compromettere per future generazioni la possibilità di poter soddisfare i propri, in tale concetto di sviluppo sostenibile, si ritrovano innumerevoli valori, da rispettare e da considerare nelle decisioni politiche planetarie:
la centralità della persona umana, la centralità della natura e dell’ambiente, l’equità intra ed infragenerazionale, la cooperazione, la solidarietà, l’interdipendenza, il limite e la sobrietà, la pace, le problematiche demografiche, la moralità delle scelte politiche, l’etica del mercato.

Lo sviluppo e l’uomo, un’avventura parallela che segna il degrado dell’ambiente proprio quando si degrada spiritualmente e socialmente l’uomo e viceversa: un’avventura che si è dipanata sui fili intrecciati del tempo e che sui fili del tempo rivedrà o una palingenesi per l’uomo e per l’ambiente, se la società saprà recuperare il controllo, anzi il contatto vivificante, con l’uomo e con la natura o una lenta decadenza verso la sopravvivenza, se “homo oeconomicus” distruggerà tutto l’ambiente, e se stesso, sacrificandoli sull’altare di quel Dio profitto, divinità e idolo pagano, che tutto sta ingoiando, anche l’anima dell’uomo.
Gli squilibri e le crisi sociali e culturali della società umana non sono accidentali od occasionali: essi hanno sempre una motivazione interiore, etica e comportamentale, profonda e spesso lontana nel tempo e nello spazio,
È la dissociazione valoriale la fonte primitiva delle crisi ricorrenti nella storia dell’uomo e della sua società.  E la dissociazione valoriale conduce alla dissociazione morale che a sua volta conduce alla dissociazione e alla dissoluzione politica che stiamo vivendo anche in Italia.
L’attuale crisi planetaria ha origini come già detto profonde e lontane nel tempo, ha origini dalla dissociazione valoriale conseguente alla diffusione della filosofia meccanicistica di matrice medio newtoniana e cartesiana del mondo: una concezione riduzionistica sia del mondo sia dell’uomo, che disaggregando il mondo naturale in categorie semplici ed universali, correlate dal principio deterministico di causa effetto,
non soltanto genera, privilegia e giustifica un’arrogante, presuntuosa e pericolosa visione antropocentrica,
non soltanto giustifica e promuove uno sviluppo di rapina nei riguardi dell’ambiente naturale, ridotto ad una mera opportunità economica, aiutato in tale impresa da una visione e da una potenzialità scientifica e tecnicista,
non soltanto accende una vacua speranza nel progresso capace di superare qualsiasi difficoltà
ma soprattutto comporta
da un lato l’espoliazione dell’uomo delle sue precipue qualità e caratteristiche, la sua sacralità, la sua soggettività come persona, unità fondamentale di quell’organismo che è la società umana, riducendo il rapporto umano a freddo individualismo egoistico di parte
e dall’altro l’espoliazione del potere politico della sua funzione di guida sociale, d’armonizzazione delle diverse attività umane che dal politico sono convogliate ed integrate verso il bene comune, funzione che è così surrogata dal potere economico, che muove, promuove e gestisce in maniera distorta e lobbistica i politici e la politica, rispondendo a quell’unico imperativo categorico, avido, senza limiti ed oligarchico, rappresentato dalla logica del profitto.
La logica del profitto caposaldo dell’economia meccanicistica che sconvolge la realtà umana confondendo, anzi nascondendo i bisogni reali e legittimi dietro valori e necessità indotte dal capitale stesso che indirizzano i consumi non verso la spontaneità della domanda ma verso la mistificazione dell’offerta.
Ed anche i comportamenti, gli stili di vita e le attitudini soggettive vengono stravolti ma soprattutto vengono soffocati i valori culturali ed i valori tradizionali della variegate popolazioni sparse sul pianeta, sostituiti da valori solo materiali, dell’avere; l’edonismo prende a tal punto l’uomo comune, sulla base dell’offerta di beni del mercato monopolizzato, che ogni popolazione, sia ricca sia povera, resta abbagliata dal mito dal culto dello sviluppo materiale e dal consumismo, bruciando qualsiasi risorsa, umana, spirituale e naturale sull’altare dell’avere e dei valori materiali.
Tale modello socio culturale non soltanto sta sconvolgendo la biosfera, sprofondandola in una profonda crisi ecologica, modello basato su un’arrogante e quanto vacua fede nell’onnipotenza della scienza e della tecnologia, basata sul principio riduzionistico delle risorse ambientali ed umane a semplici unità economiche e dell’umanità e della natura a variabili economiche dipendenti, giustificando così un rapporto predatorio, depredatorio e di rapina verso ogni bene naturale, sia materiale sia spirituale, principio riduzionistico tipico ed innato nella coltura meccanicistica, i cui valori violenti e distruttivi sia della natura sia della psiche umana sono stati equamente ereditati sia della cultura illuministica e borghese sia dalla cultura marxista, entrambe genitrice di totalitarismi di destra e di sinistra, che tanti morti e tanta morte hanno disseminato nel pianeta……… e che si appresta, se non frenata, alla totale distruzione del pianeta, della sua componente più nobile cioè della vita e dell’uomo e della sua così complessa società, nata e sviluppatasi in migliaia di anni di sforzi culturali e sociali.

Sulla base di tali considerazioni, sembra compito del politico e di un movimento politico da una parte recuperare la vera cultura politica ed i veri valori e progettare programmi politici ispirati dai valori dello sviluppo sostenibile e dall’altra parte affrancarsi dal giogo e dal bavaglio perverso che il potere economico ha imposto alla politica, rendendola subalterna e non libera, ma soprattutto non democratica in quanto stretta da una potente occulta oligarchia, che mira ai propri interessi, espropriando la società umana non solo dei propri diritti ma anche dei propri valori e del proprio futuro.
Nasce, così, l’esigenza per la politica di rinnovare le proprie fonti culturali, rivolgendosi a quel modello culturale, che dovrebbe chiamarsi Sviluppo consapevole, il quale, superando le ultime incrostazione meccanicistiche di cui lo Sviluppo sostenibile non è riuscito a liberarsi, proietti l’uomo e la società umana verso la conquista dei veri valori “consapevoli” e tipici della natura umana e dell’ambiente naturale,
l’Umanità, la Natalità, la Spiritualità.

Proprio da questi valori il nostro movimento politico “Io amo l’Italia” dovrebbe costruire una propria identità ambientalista, che non può essere lasciata nelle mani delle sinistre e di movimenti e partiti politici sedicenti ambientalisti ma che in realtà sono diventati tali soltanto perché nella protezione ambientale hanno trovato una bandiera ed una ideologia che consentisse loro di poter gestire il potere politico.
Non a caso la maggior parte dei sedicenti “verdi” proviene da esperienze pregresse ispirate da ideologie materialistiche e marxiste, spesso violente ma sempre estremistiche, che, condannate e messe fuori moda dalla storia e dalla delusione della gente e non rappresentando più strumenti di potere o di mistificazione, hanno disarcionato i loro cavalieri ed avventurieri, i quali sono stati costretti ad inventare od ad aderire a nuove forme di speculazione politica, a nuove mode che procurassero potere politico, a nuove avventure pseudoculturali, che comunque li facessero galleggiare e potessero far mantenere loro il potere di interdizione e di ricatto nei riguardi della società, potendo così continuare a fare affari, magari ecoaffari, dipingendo non più di rosso ma di verde le loro logore casacche.
Attualmente l’ambientalismo ufficiale e riconosciuto affonda le sue radici nell’ecologia newtoniana e non comprende che la sua cultura meccanicistica e la sua origine materialistica non può che condurlo in una operazione ancillare ed indistinguibile dall’attuale modello economico tipico della società industriale, modello che l’ambientalismo stesso apparentemente vorrebbe combattere e che invece più o meno inconsciamente, razionalizza, legittima e diffonde, nell’illusione di poter svolgere una politica di protezione ecologica e ambientale.
L’attuale ambientalismo, riconducendo il problema ecologico e sociale soprattutto ad una soluzione freddamente tecnologica, anzi spesso tecnicistica, conduce verso una sterile politica economica e di protezione ambientale, che non lo fa distinguere, soprattutto nei comportamenti, da quell’impresa suicida che la società opulenta chiama progresso e sviluppo, che gli ambientalisti con ipocrisia malcelata condannano a parole ma della quale condividono il bottino a scapito della natura e dell’ambiente.
Proprio perché non fonda la propria filosofia ispiratrice su autentiche e moderne basi culturali, e proprio per l’essersi connotato come partito, assolutamente indistinguibile dagli altri e che come gli altri mira principalmente alla gestione del potere, l’ambientalismo non presenta quel fascino, quella seduzione e quella forza, tipica delle grandi idee, non trascina la gente ad abbracciare questo grande ideale ed ad abbandonarsi alla grande stagione dell’ambientalismo e non sa coinvolgere personalità dalla autentica cultura ecologica, che diffondano da leaders carismatici questa grande utopia.
La storia, la cultura, le tradizioni, l’onesta intellettuale di chi ispira la propria azione politica ai valori della persona umana, offrono ed autenticano il nostro movimento politico “Io amo l’Italia” ad innalzare la bandiera non di un ambientalismo vero e soprattutto libero da vincoli ideologici, partitocratici e materialistici, fondato sull’idea dello Sviluppo sostenibile e dello Sviluppo consapevole. Il nostro movimento politico “Io amo l’Italia”  deve possiede quel fascino, quella seduzione e quella forza, tipica delle grandi idee, quella tradizione che possono trascinare la gente ad abbracciare questo grande ideale ed ad abbandonarsi alla grande stagione non dell’ambientalismo verde ma dell’autentica politica ambientale ed ecologica. “Io amo l’Italia” vuol diffondere la cultura, la saggezza e gli insegnamenti cristiani che sanno coinvolgere personalità dalla autentica cultura ecologica, che diffondano da leaders carismatici questa grande utopia.
E se è vero, come già affermato, ed anche come è ormai riconosciuto dalla comunità politica internazionale, che le politiche ambientali sono una delle principali componenti di tutte le decisioni politiche di ogni altro settore delle attività umane, fondare una politica sulla filosofia dello Sviluppo consapevole vuol dire fondare un nuovo modello politico determinante per il futuro dell’umanità.
Il nostro movimento politico “Io amo l’Italia” vuol proporre, pertanto, a tutte le persone, ed in particolare a chi fa riferimento alla dottrina sociale della Chiesa ed  alla dottrina cristiana, la costituzione di una cultura e di un comportamento in cui e con cui impostare una nuova stagione politica ed una nuova stagione di autentico sviluppo equo ed a misura dell’Uomo, della Natura e dello Spirito.
UnMovimento, che strappando alla sinistra materialista ed al Partito verde, l’illusione di poter far politica senza averne la cultura, soprattutto a livello ecologico, possa fondare l’azione politica sui tre valori già ricordati, che riassumono tutti gli altri valori da sottendere all’azione politica: l’Umanità, la Naturalità. La Spiritualità.
La SPIRITUALITÀ intesa come quella dimensione immateriale, che si rivela come pensiero, sentimento e volontà, e che deve essere posta alla base delle opere e delle azioni dell’uomo;
Spiritualità che significa interiorità, amore e misericordia;
che significa il riconoscimento del carattere complessivamente spirituale della realtà ed il valore dell’interiorità della coscienza;
che significa contemplazione, non necessariamente ascetica ma sicuramente creatrice;
che significa, per chi è fideista, rivendicare contro il dilagante materialconsumismo, la trascendenza dell’essere divino, di Dio, ma anche dell’uomo e della natura.

L’UMANITA’ intesa come rivalutazione dei bisogni e dei valori dell’esperienza umana, della centralità dell’uomo nella realtà, di rivendicazione dei diritti umani, dell’esigenza di libertà e della dignità individuale;
affermazione del sentimento di fratellanza e solidarietà, di capacità di comprendere e condividere i sentimenti ed i bisogni degli altri;
un’ampia e nobile idea dell’uomo e dei suoi diritti fondamentali, che ponga al centro dell’azione culturale e politica la persona umana e quindi la società che le persone compongono ed a cui tanto più rendono coesione, pacifica coesistenza, collaborazione e benessere quanto più dalla società, anzi da chi possiede il potere politico della società, esse sono sentite e governante, come il valore essenziale della vita civile e sociale, come singole cellule costitutive dell’organismo Stato;
superamento della concezione dell’uomo individuo, cioè l’individualismo, che fa prevalere gli interessi individuali su quelli collettivi, carattere distintivo dell’attuale cultura che implica egoismo, indifferenza e gelosia, classismo, ingiustizia ed iniquità, anche verso le future generazioni, per giungere all’idea di Uomo-Persona, cioè l’interpersonalismo, che considera la persona come principio ontologico fondamentale e che, quindi, implica comunione e non comunismo, socialità e non socialismo, liberalità e non liberismo, benessere e non consumismo, partecipazione, corresponsabilità e solidarietà e non egoismo, dialogo ed universalità e non divisione e particolarismo.
antropologia relazionale, che conduca la politica ed il politico a riannodare i legami e le relazioni vincolanti, ormai collassati a causa del materialismo e del consumismo, che devono necessariamente esistere tra l’uomo e l’uomo, tra l’uomo e la cultura, tra l’uomo e la natura, tra l’uomo e la divinità, tra l’uomo ed i gruppi sociali, soprattutto quelli che storicamente sono stati emarginati, sfruttati ed incompresi, specialmente nei continenti di conquista.
una nuova visione antropologica, che imprima alla società quella forza unica, necessaria alla realizzazione di una governabilità oggettiva e democratica, fonte di un’autentica cultura e di una responsabilità politica, garante della pace, della giustizia, della partecipazione, del benessere e della solidarietà tra gli uomini e le nazioni.

La NATURALITA’ intesa come
riconoscimento del complesso delle cose e degli esseri dell’universo, contenenti il principio costitutivo che ne stabilisce l’ordine e le leggi, della sacralità della natura, della sua stupefacente bellezza ed ingenuo incanto, della sua capacità generatrice e della sua fecondità;
profondo impegno per la salvaguardia dell’ambiente, di vero ambientalismo che non riduca il problema ecologico e sociale soprattutto ad una soluzione freddamente tecnologica, anzi tecnicistica, come vuole il potere economico che fa profitto anche con le tecnologie verdi, conduce verso l’impresa suicida che la società attuale chiama progresso e protezione dell’ambiente;
ambientalismo vero e soprattutto libero da vincoli ideologici e materialistici, fondato sull’idea dello Sviluppo sostenibile, anzi dello Sviluppo consapevole;
consapevolezza che il problema ambientale ha origini antropologiche e metafisiche, che devono essere considerate per recuperare un rapporto vivificante tra Uomo e Creato, non valutando la Natura come una semplice opportunità economica o tecnica ma come l’orizzonte vitale ed essenziale per l’uomo;
relazione Uomo-natura che si compone soltanto affermando e praticando la metafisica dell’amore e l’ontologia della partecipazione rispettosa;
recepimento di quest’ammonimento “l’uomo che aveva preteso di essere il padrone assoluto della natura e anzi di poter fare a meno di Dio nel suo autonomo processo di autocreazione e di autoredenzione, ha conosciuto nel nostro secolo colossali espropriazioni della propria dignità, della propria libertà, dei propri diritti, ed ha subito le più amare delusioni dinanzi al crollo delle ideologie nel continuo, indefinito progresso, che lo aveva muore meno inorgoglito per tanto tempo. Nel suo rapporto con il Creato, l’uomo ha realizzato sì tante mirabili e gloriose conquiste ma ha anche visto la natura inquinarsi e sfaldarsi sotto le sue mani ed ora s’interroga, con ansia, sulla sufficienza delle risorse naturali, così come sono distribuite, sfruttate ed ampiamente saccheggiate oggi, a sfamare le future generazioni di esseri umani che popoleranno il nostro pianeta mentre già nel nostro tempo si riaffaccia ogni giorno il dramma dei milioni di nostri simili, tra i quali migliaia e migliaia di bambini, che muoiono di fame.
La protezione dell’ambiente è anche una questione etica a motivo delle forme recenti assunte dallo sviluppo, che non sempre tiene nella dovuta considerazione l’uomo e le sue esigenze. C’è una responsabilità da non dimenticare ed è quella relativa non solo all’uomo di oggi ma anche a quello di domani: ogni generazione, infatti, guadagna o sperpera a vantaggio o a danno della successiva. ”
La saggezza del popolo Indiano d’America c’insegna:
” L’uomo crede talvolta di essere stato creato per dominare, per dirigere. Ma si sbaglia. Egli è solamente parte del tutto. La sua funzione non è quella di sfruttare, bensì quella di sorvegliare, di essere un amministratore. L’Uomo non ha né potere né privilegi. Ha solamente la responsabilità. ”
” Noi esseri umani dobbiamo tornare ad una comprensione della terra e della natura nel senso morale del termine. Dobbiamo vivere in armonia con un’etica della Terra. E’ l’unica alternativa possibile alla distruzione ed alla morte.”

2. Il Programma

In 60 anni di Repubblica abbiamo assistito a 60 anni di proposte di programmi elettorali. Dopo 60 di programmi elettorali la condizione dell’Italia e del mondo è sotto gli occhi di tutti.
I programmi elettorali per le Elezioni politiche del 2013 puntano essenzialmente sulle problematiche emergenti; tutti parlano di “legalità”, di “onestà”, di eccessiva “tassazione”, di “lavoro”, temi che sono il triste effetto di 60 anni di programmi elettorali erronei, mirabolanti e mai attuati. E OGGI I PARTITI TRADIZIONALI VENGONO A RIPROPORSI CON I SOLITI FALLIMENTARI PROGRAMMI. Mi sembra troppo anche per un ingenuo cittadino!
Un corretto ed efficace Programma politico non deve servire a “tappare i buchi delle emergenze” ma deve cercare di risolvere le cause che hanno prodotto simili emergenze, sia a livello locale sia nazionale sia globale.
La presente proposta, necessariamente troppo sintetica, di Programma politico è ispirata proprio alle filosofia della previsione, della  prevenzione e degli interventi che il politico deve assicurare alla società per il benessere e la pace sociale sia a livello locale sia nazionale sia globale.
Partendo dalla essenzialità dei settori dell’alimentazione (per la persona) e dell’energia (per la società) si perviene al settore ambientale.
Dalla corretta gestione di questi tre elementi derivano le altre principali categorie sociali (sanità, assistenza sociale, industria, agricoltura, infrastrutture, turismo, sport, ecc), le quali, tutte insieme, convergono a favore dell’occupazione, soprattutto giovanile, e verso lo sviluppo socioeconomico.
L’insieme di queste categorie si riassume nella sfera economica la cui equità riverbera nella pace e sicurezza sociale sia a livello nazionale che a livello planetario.
Tutti i settori trattati, dall’alimentazione all’economia fino alla pace planetaria, hanno il primum movens nella POLITICA la quale, attraverso lo strumento principe d’azione, rappresentato dalla cultura, dall’educazione e dalla scuola, deve assicurare la corretta GOVERNABILITÀ, dalla quale derivano:
una corretta e sobria produzione energetica contro l’attuale sperpero di risorse
• un’alimentazione salubre, che garantisce alle persone un benessere psicofisico contro una alta morbilità e una sanità che oggi è il maggior “buco nero” di spesa
• un’agricoltura dai prodotti salubri e rispettosa del territorio ed energy-saving
• un’industria a dimensione umana
• servizi efficienti e serenità sociale
• economia sostenibile da cui deriva lavoro, equità, pace e futuro sostenibile
• un ambiente che potrà sostenere il futuro delle generazioni a venire
il tutto illuminato da una politica al servizio della comunità che garantisca la Governabilità la quale consente di realizzare step by step il presente programma, che potrebbe sembrare velleitario o fantastico perchè troppo sinteticamente presentato.
Attraverso lo strumento culturale, educativo e scolastico, la politica consapevole potrà affrontare i temi proposti, sapendo che a cascata possono essere risolti se la metodologia usata è ispirata ALL’ONESTA’ INTELLETTUALE, ALLA EFFICIENZA E ALLO SPIRITO DI SERVIZIO DI “NUOVI” ISPIRATI POLITICI.

3. I prioritari settori ambientali di intervento
In una situazione ambientale che richiede un immediato impegno politico ed in una condizione economica davvero difficile e di valenza internazionale, ogni problematica settoriale delle politiche ambientali ed energetiche, dalla conservazione della natura all’impatto ambientale, dall’inquinamento atmosferico alla salvaguardia delle acque, dal danno ambientale alle fonti energetiche, dall’inquinamento del suolo al dissesto idrogeologico, deve essere fronteggiata consapevoli della  visione antropologica e sociale che ispira il nostro movimento politico “Io amo l’Italia”, nell’obiettivo dello sviluppo e del benessere sociale.
Quale metodologia di realizzazione del presente programma, rappresentiamo cinque delicati problemi, che la politica deve urgentemente affrontare:

3.1. IL DISSESTO IDROGEOLOGICO
Il territorio della italiano è caratterizzato da un minaccioso e progressivo dissesto idrogeologico conseguente irragionevolezza delle attuali politiche di gestione del territorio. “Io amo l’Italia” vuol introdurre una nuova interpretazione culturalmente illuminata  e politicamente sostenibile di gestione del territorio. Lo scorretto uso, il progressivo consumo e l’incivile e antieconomico abuso delle risorse territoriali naturali, insomma, l’urbanizzazione incontrollata è all’origine del gravissimo dissesto idrogeologico, che si rivela drammaticamente e spesso a prezzo di vite umane in conseguenza di eventi quali estese violente alluvioni, vaste e voluminose frane e profondi ed estesi fenomeni erosivi del suolo e delle coste.
La fragilità dei territorio nazionale è nota quasi quanto la sua bellezza, magistralmente sorretta dall’antico equilibrio che è sempre esistito tra attività umane e capacità del territorio. Ma, dalla seconda metà del secolo scorso, la cura del paesaggio romano e laziale ha smesso di essere un tutto unico con il rispetto della natura. L’alta esposizione al rischio idrogeologico, connessa alla storica ricchezza dei beni umani all’interno dei diversi sistemi territoriali della regione e alla crescente intensità insediativa civile e produttiva, è stata a lungo sottovalutata.
E’ necessario recuperare un “giusto equilibrio” fra la necessità di trasformazione del territorio e l’attenzione ai caratteri ambientali, per una sapiente ed organica politica di difesa dei suolo.
Ma, invertire la tendenza non è semplice e l’impostazione basata sulla pianificazione di bacino purtroppo stenta a decollare.
Il succedersi di eventi drammatici, porta a considerare ormai non più rinviabile la ricerca di risposte concrete alle principali emergenze, nonché la pretesa di una accelerazione della attività di individuazione delle aree critiche del territorio regionale interessate dal rischio idrogeologico.
Occorre affermare il concetto che le aree a rischio pongono precise condizioni alle trasformazioni urbanistiche. La conoscenza dei rischi e delle loro cause deve divenire il necessario riferimento per tutti gli attori che operano sul territorio. Solo attraverso questo indispensabile passaggio di conoscenza si potrà recuperare, con il tempo, quel rapporto corretto fra la domanda di trasformazioni e il rispetto del territorio e dell’ambiente.
A fronte di questa consapevolezza, occorre evidenziare come da studi condotti nel recente dal Ministero dell’Ambiente emerga che circa il 7,6 % del nostro territorio regionale è interessato da aree a forte criticità idrogeologica per rischio frane ed alluvioni, e che tale criticità coinvolge territori appartenenti a quasi tutti i comuni laziali (sono infatti 372 i comuni con aree a rischio, pari a circa il 98% dei comuni complessivi).
Sulla base del quadro di rischio delineato, occorre favorire tutte le azioni necessarie alla programmazione ed esecuzione degli interventi di messa in sicurezza del territorio, con priorità per le situazioni più critiche. Contemporaneamente, tutte le amministrazioni interessate devono aggiornare ed adeguare gli strumenti di gestione del territorio e recuperare la smarrita sapienza dei nostri avi per impedire l’esposizione a nuovi rischi.
Le prioritarie attività degli interventi di prevenzione, emergenziali, di mitigazione prevedono un essenziale inventario di tutti i dati esistenti e una loro elaborazione. Sulla base di tali conoscenze si può desumere la vera dimensione del fenomeno di ogni Regione, individuare processi di previsione e di prevenzione anche tramite urgente revisione della disciplina dei i nuovi Piani urbanistici e recupero migliorativo dei Piani esistenti, dimensionare la complessità di ogni singolo intervento nonché quantizzare le risorse finanziarie necessarie per la realizzazione degli interventi di mitigazione e di recupero e la loro provenienza,  cronoprogrammare puntualmente la realizzazione degli interventi necessari, seguirne lo svolgimento attraverso un qualificato Osservatorio nazionale, il quale avrà anche la funzione di monitoraggio degli eventi naturali o antropici, causa di dissesto. Necessaria è luna sburocratizzazione semplificativa delle procedure di programmazione e di intervento a livello nazionale e locale.

3.2. UNA POLITICA PER I RIFIUTI
L’ambiente, se sapientemente e consapevolmente gestito, è anche occasione di sviluppo ed altrettanto lo sono i rifiuti, che da costo possono diventare risorsa.
Una nuova e responsabile politica, che rompa gli stereotipi del passato, deve confrontarsi con l’esuberante quantità di rifiuti urbani e industriali prodotti, dai quali si possono ricavare significative quantità di materie prime e di energia .
Una moderna ed innovativa politica ambientale di interventi emergenziali, preventivi, di mitigazione e correttivi ma soprattutto di recupero di materie prime e di energia deve basarsi sulla costituzione di un Ente politico di gestione dei rifiuti, aperto ai comitati di cittadini e alle associazione di categoria e associazioni ambientaliste, che molto spesso oggi ostacolano, quasi sempre in maniera non intelligente né costruttiva, qualsiasi soluzione.
Un qualificato gruppo di consulenti tecnico-giuridico deve costruire un  preciso e sostenibile Piano nazionale per lo smaltimento dei rifiuti, adattabile ad ogni ambito territoriale, il meno territorialmente esteso, contenente un cronoprogramma di interventi, misurando e censendo la capienza residua delle discariche esistenti e la ricettività degli inceneritori, eufemisticamente chiamati “termovalorizzatori”, stimando il tempo residuo di attività.
Sulla base conoscitiva derivante da una accurata e precisa verifica della capacità dei Consorzi di settore e del mercato di riciclare i prodotti raccolti attraverso la differenziata (carta, cartone, plastica, vetro, compost, ecc.), realizzare un semplice, realistico e controllato Piano di Raccolta differenziata, cercando anche nuove soluzione di reale ed economico riutilizzo dei prodotti della raccolta.
Durante il tempo residuo di funzionamento degli impianti di smaltimento esistenti, tempo sicuramente esteso dal nuovo Piano di Raccolta differenziata,  programmare e progettare un Piano sperimentale di realizzazione di alcune “Oasi ecologiche”, per esempio a livello provinciale, in cui sperimentare nuovi sistemi di smaltimento dei rifiuti, già maturi tecnologicamente e disponibili sul mercato a costi limitati, basati sul recupero energetico tramite produzione di syngas e caratterizzati da emissioni solide, liquide e gassose tendenti a zero. (biogas, pirolisi, dissociazione molecolare, ecc.). Tali impianti possono essere realizzati senza aggravi economici delle amministrazioni locali dato che essi possono disporre di project-financing e di garanzie assicurative.
In tali Oasi, ad impatto paesaggistico e ambientale ridottissimo, possono essere smaltiti rifiuti provenienti da “miniATO” costituiti di circa 30.000-60.000 abitanti e produrre circa 1- 2 Mwatt ed una maggiore quantità di energia termica da utilizzarsi per il teleriscaldamento, per le industrie, per l’orticoltura e la floricoltura in serra e altre attività che necessitano di calore e di vapore. La già sperimentata economicità e i vantaggi ambientali e igienico-sanitari di tali impianti potrebbe far riconsiderare l’economicità della raccolta differenziata, che ha i suoi costi non indifferenti, almeno per alcune frazione, tanto da valutare l’opportunità del  conferimento all’Oasi dei rifiuti tal quali. Successivamente attraverso propagazione in tutta la provincia delle migliori soluzioni impiantistiche verificati nelle Oasi, ogni miniATO sarà provvisto del suo impianto virtuoso, caratterizzato da un minimo impatto paesaggistico e ambientale, da minima movimentazione dei rifiuti solo localmente prodotti, e non provenienti da altri territori, riducendo ed annullando l’attuale tenace opposizione dei cittadini alla realizzazione di impianti inquinanti e riducendo, fatto estremaente positivo, l’attuale “il giro di affari” sui rifiuti di interessi malavitosi.
Il valore aggiunto di tali minimpianti per miniATO, oltre ad essere a minimo impatto ambientale, consiste nel fatto che essi possono essere alimentati anche con biomasse, fanghi di risulta, residui agroindustriali (sanse, vinacce, potature, ecc) e residui silvoforestali con elevate rese energetiche. Ma tali impianti possono essere alimentati anche con biomasse allo scopo coltivate per la produzione di energia ad emissione nulla di anidride carbonica. Questa scelta, oltre a incrementare l’occupazione per la gestione dell’impianto, favorirebbe il formarsi di cooperative di giovani che potrebbero organizzare aziende agricole di produzione sostenibile di biomasse ad uso energetico (oli, legname, cellulosa, colture dedicate, ecc.)
Sempre nell’ottica occupazionale tali impianti offrono la possibilità di  fornire   calore per la coltivazione in serra riscaldata di prodotti ortofrutticoli e florocolturali, oltre consentire la realizzazione di innovative tecnologie di produzione di ingenti quantità di biodiesel dalla coltivazione di alghe altoproduttrici di idrocarburi, alimentate proprio con l’anidride carbonica proveniente dalla combustione del syngas prodotto dalla pirolisi dei rifiuti in tali minimpianti. Le stesse alghe, dopo estrazione del biodiesel, possono essere rigassificate nell’impianto di pirolisi o utilizzate per produrre mangimi, anche per la itticoltura.
Ulteriore valore aggiunto, tecnologicamente molto avanzato e che apre ampi sviluppi futuri anche in termini di occupazione giovanile, è la possibilità di trasformare in idrogeno il syngas prodotto dal minimpianto di smaltimento, idrogeno che può essere utilizzato per la produzione di energia tramite le hydrogen fuel cell (HFC), che non hanno alcun tipo di emissione inquinante, e possono “muovere” automobili o alimentare piccole centrali elettriche per scuole, ospedali, uffici e condomini ed altri innovativi ed avanzati utilizzazioni.

3.3 LA QUALITA’ DELL’ARIA
E’ una delle componenti ambientali, che ha un forte impatto ambientale e sulla salute. L’uso di combustibili e di carburanti ecocompatibili ed economicamente disponibili, nuovi modelli costruttivi degli edifici, una regolamentazione del traffico e nuovi modelli urbanistici, possono evitare l’inquinamento dell’aria che sempre più causa effetti acuti e a lungo termine generando patologie cronico degenerative sulla popolazione.
Occorre un Piano generale sulla qualità dell’aria a livello nazionale e Piani locali, soprattutto urbani, di applicazione del Piano generale. Ancora una volta le disponibilità finanziarie, attualmente in riduzione, devono essere coniugate con il massimo risultato ambientalmente e sanitariamente conseguibile.
Naturalmente resta da affrontare a livello planetario, ma con decisioni nazionali, il problema degli inquinamenti globali, primo fra tutti i cambiamenti climatici.

3.4. L’ACQUACOLTURA

Ragionando di ambiente ed energia non si può trascurare l’alimentazione, che nella sua versione consumistica, energy-intensive e ecoinsostenibile sta causando obesità, soprattutto infantile e diffusione di patologie cronico-degenerative che sono poi alla base, sicuramente non da sole, data l’avidità dell”arte medica”, dei noti bilanci della sanità regionale.
Si sa che i prodotti ittici sono una nobilissima e salutistica fonte alimentare. Ma  c’è un paradosso che va superato e che vogliamo inserire nel nostro programma politico: “La coltivazione dell’acqua” cioè l’acquacoltura o ittiocoltura.
Una breve premessa antropologica: l’uomo paleolitico aveva con il territorio un approccio istintuale, raccoglieva i prodotti di un ambito territoriale e si spostava altrove per trovarne altri. Ma con il neolitico l’uomo programmò le attività di sfruttamento non più istintuale ma razionale del suolo: nacque, con tutti i suoi vantaggi, che hanno rivoluzionato l’evoluzione sociale, l’agricoltura e la zootecnia. Con le superfici acquose, mari, laghi e fiumi, ancor oggi, era supertecnologica, l’uomo ha un approccio paleolitico.
E’ ora di incentivare l’approccio razionale con l’acquacoltura, per la quale esistono importanti finanziamenti comunitari che ci vengono sottratti dalla Grecia, dal Portogallo e dalla Spagna, per lanciare a livello regionale progetti di imprenditoria giovanile per la “coltivazione” del mare, dei laghi e dei fiumi oltre naturalmente di impianti a terra.
Naturalmente l’approccio è decisamente ecologico, utilizzando mangimi naturali e non inquinanti, assenza di farmaci e di ormoni, ecc insomma la “bioacquacoltura”, cioè pescato biologico.
Anche in questo settore giovani capaci e volenterosi possono sviluppare nuove avanzate tecnologie ecocompatibili, quale per esempio il ciclo integrato che parte dalla luce solare che fa crescere fitoplancton, zooplancton e alghe (si possono utilizzare anche i residui delle alghe prodotte dagli impianti, prima descritti, che utilizzano l’anidride carbonica prodotta dal syngas derivante dagli impianti di smaltimento dei rifiuti) che iniziano la catena alimentare fino alla produzione di pescato biologico senza aggiunta di mangimi; quale per esempio lo studio e la realizzazione di condizioni che consentano la riproduzione in vasca di alcune specie pregiate di pesci, crostacei e molluschi che non ancora si è in grado di far riprodurre in cattività; come per esempio nuove tecniche di conservazione del prodotto allevato, che ne conservino tutte le caratteristiche nutrizionali.

3.5. LA SICUREZZA NUTRIZIONALE
Molto, anche se non in maniera esaustiva e salutisticamente incompleto, è stato fatto per la sicurezza alimentare.
Ora occorre il massimo impegno per realizzare la sicurezza nutrizionale di cui la sicurezza  alimentare è solo un non determinante elemento.
I cibi, e la loro produzione, devono essere elaborati nel massimo rispetto del loro destino e del loro ruolo metabolico soprattutto nell’impatto sulle malattie cronico-degenerative che costituiscono attualmente la causa quasi esclusiva di morbilità e di mortalità.
Un determinante ruolo al riguardo deve essere assolto dall’Educazione alimentare e nutrizionale da realizzarsi con appositi programmi scolastici.

 3.6. LE PICCOLE ISOLE
L’Italia possiede una costellazione di piccole isole, le quali potrebbero rappresentare un laboratorio di sperimentazione e di realizzazione di impianti utili alla risoluzione di importanti problemi tipici di ambienti confinati, quali, per esempio,
- lo smaltimento in situ dei rifiuti con produzione di energia elettrica utilizzando gli impianti sudescritti forniti di project-financing
- l’approvvigionamento idrico (tramite impianti di dissalazione che utilizzano eventualmente l’energia prodotta dall’impianto di smaltimento dei rifiuti o l’energia solare)
 la realizzazione di impianti di acquacoltura
 innovative tecniche agricole per ambienti confinati

3.7. IL RUOLO DELLE UNIVERSITA’   
Coinvolgimento delle Università nei progetti innovativi e coinvolgimento delle Scuole per la diffusione della vera Educazione ambientale ed alimentare fondata sul modello di sviluppo sostenibile e consapevole a caratterizzazione antropologica, che il nostro programma politico vuole diffondere come modello culturale.

di Antonio Senni

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